Alla faccia del piano editoriale, che puntualmente faccio e poi disattendo! Oggi condivido con voi la mia esperienza del week-end.
Sono reduce da due giorni sui campi da calcio. Del resto ho due figli maschi calciatori e un marito aiuto-allenatore.
Ma cosa c’entrano i campi da calcio con la scuola?
C’entrano, eccome!
Episodio 1: sabato pomeriggio giocano bambini di 9 anni. 9! Un nonno, dagli spalti, seduto dietro di me grida: “Andate a fare nuoto, che col calcio non c’entrate niente! Non sapete nemmeno toccare la palla!”
Episodio 2: domenica mattina giocano ragazzi di 15 anni! 15! In una squadra di provincia… non nel Real. Arbitrati da un ragazzo di 16 anni. Il nostro Rapa si fa male, viene chiamata l’ambulanza. Niente di estremo, ma un po’ di paura serpeggia in campo, almeno nella nostra squadra. Sono seduta con mio marito vicino a mamme dell’altra squadra, che hanno continuato a insultare l’arbitro (mamme competenti,… competentissime… ma soprattutto: MAMME!) e a istigare i loro ragazzi a giocare di prepotenza.
Mi fermo.
Non sono una mamma chioccia. Ma sono MAMMA. E INSEGNANTE.
In entrambe le occasioni mi sono alzata, ho detto più o meno velatamente la mia, e mi sono spostata. Ma la domanda è: è giusto andarsene? Sì. Sì perchè mi faceva male sentire degli adulti parlare con violenza. Sì, perchè comunque un pungolo di riflessione l’ho lanciato. Sì, perchè la violenza promuove violenza, e io non mi voglio abbassare così tanto.
Ma torno in me.
Episodio 1: in campo c’erano 22 bambini che si stavano divertendo dopo due anni in cui abbiamo tolto la terra sotto i loro piedi. Si stavano divertendo. Tutti. Anche i nostri poveretti che forse sì, nel nuoto sarebbero più bravi.
Episodio 2: in campo c’erano 23 ragazzi appassionati. Che io pagherei per trovarli in giro! Appassionati, capite? Stavano seguendo con tutto loro stessi (e con un macigno sul cuore per il compagno) una loro passione. Divertendosi. E l’arbitro? Un ragazzo che fa un lavoro sporco, sporchissimo, e che sta imparando a fare questo lavoro! Ma diamine! Ma cosa stiamo facendo? Ma cosa stiamo lasciando? Ma, ancora di più, chi siamo?
Vorrei andare avanti, ma scriverei un papiello, come direbbe la maestra di mia figlia. Quindi mi fermo e vi lascio solo con queste provocazioni, lasciando a un altro articolo la mia riflessione sull’importanza del sostenere.
Buona riflessione a tutti!

