In questi giorni di inizio anno stavo programmando il mio nuovo Bullet Journal, cercando di fissare quelli che vorrei fossero i miei obiettivi di miglioramento.
Ho quindi strutturato un quaderno fissando gli obiettivi a 12 mesi, dividendoli in sotto-obiettivi e quindi in piccoli passi, quando mi sono presa una pausa e sono andata su Instagram.
Lì mi attendeva una provocazione di una collega-amica, Eleonora Orsi (su IG @nora_orsi), che scriveva di come si possono utilizzare i nuovi propositi nella didattica orientativa. E così con grande interesse ho letto il carosello e ho sentito risuonare le sue parole. Perché un’attività simile io l’ho proposta a inizio anno scolastico in una classe II superiore, ma non è andata un granché bene.
Cosa avevo proposto?
IL PREQUEL
Avevo chiesto agli studenti quali fossero i loro obiettivi per questo anno scolastico relativamente alla mia materia e conseguentemente provare a pensare a come potevano raggiungerli e quindi indicare 3 azioni che potevano fare fin dall’inizio dell’anno per rendere questi obiettivi più avvicinabili.
Oserei dire: “Attività fallita”.
La maggior parte dei ragazzi ha scritto come obiettivo “avere il 6” (peraltro noi non abbiamo i voti, quindi il 6 non l’avrà mai nessuno, se non a giugno…). E quando ho chiesto di leggere, se volevano, i passi per raggiungere l’obiettivo tutti hanno risposto: “Studiare di più”.
Devo essere sincera: mi sono demoralizzata e ho lasciato perdere.
Come poteva essere che questi ragazzi non desiderassero niente di più di un misero 6? E come potevo far capire che quello “studiare di più” è così generico, così vuoto di significato tanto ne è colmo che non li avrebbe aiutati?
Pausa. Una lunga pausa di 3 mesi su questo argomento.
Fino al post di Nora e alle domande che hanno guidato questi miei primi tre giorni dell’anno.
LA FATICA DELLA DECISIONE
Stabilire degli obiettivi significa dare una direzione alla propria vita e soprattutto sapere quando siamo giunti a destinazione.
Jim Rohn
Questo è il primo passaggio che mi permetto di sottolineare: dare una direzione alla propria vita implica fatica, ma, soprattutto, comporta sapere SE SI ARRIVA o NON SI ARRIVA a destinazione.
Ecco, stabilire degli obiettivi vuol dire avere il coraggio di correre il rischio di arrivare e di non arrivare. E credo che questo sia un primo punto cardine da considerare: siamo disposti a correre il rischio del fallimento? Perché navigare a spanne non ti permette di avere coscienza del raggiungimento dell’obiettivo, e quindi potresti non vivere il fallimento, ipotesi più allettante.
Aiutare a stabilire obiettivi è far prendere un impegno, il che implica fatica.
Quindi: fatica ed eventuale fallimento… non sono qualcosa di desiderabile.
Meglio nescire.
UN POSSIBILE AIUTO VISIVO
Quando diamo una data a un sogno diventa un obiettivo. Un obiettivo suddiviso in passi diventa un progetto. E un progetto supportato da azioni diventa realtà.
Per sviluppare questa seconda parte mi ha aiutato tanto il lavoro che ho fatto di crescita personale: per sapere la strada che devo compiere devo sapere due cose, ovvero dove voglio arrivare e da dove parto.
Non basta quindi sapere che “voglio arrivare al sei”, devo anche sapere se parto dal quattro, dal cinque o dal sei.
Ecco allora che mi si è palesato nella mente come poter aiutare gli studenti a definire quello “studiare di più” con un riadattamento della ruota della vita.
La ruota della vita è un insieme di circonferenze concentriche (di solito 10) suddivise in dieci spicchi, uno per ogni settore caratterizzante la nostra vita (fisico e salute, emozioni, ambiente, crescita personale, svago, famiglia, vita sociale, lavoro, finanze, spiritualità). Per ogni settore si dà un voto da 1 a 10 (colorando la parte di spicchio fino alla circonferenza corrispondente) e quindi si rileva il livello a cui riteniamo di essere. Da lì si può decidere se e come migliorare.
L’ho adattata allo studio, utilizzando quegli ambiti che più volte sono emersi in classe; e ho usato solo tre livelli, per semplificare la presa di coscienza e soprattutto per non avere un aggancio diretto con la valutazione in decimi.

Ecco allora i sei ambiti da valutare e alcune domande guida:
1) Attenzione in classe: Quando l’insegnante o un compagno parla, sono attento? Sono presente a lezione, senza perdermi in pensieri o col cellulare?
2) Appunti: Prendo appunti in classe? Scrivo solo se me lo indica l’insegnante o capisco da solo quando è necessario appuntare qualche concetto? Sono autonomo o scrivo solo sotto dettatura?
3) Partecipazione in classe: Quando l’insegnante fa una domanda provo a rispondere? Se un mio compagno chiede un chiarimento o fa una osservazione intervengo in modo costruttivo? Durante un lavoro di gruppo faccio la mia parte o vivo di rendita?
4) Esercizi in classe: Provo a svolgere autonomamente gli esercizi che vengono assegnati durante l’ora di lezione o aspetto di copiarli dalla lavagna? Ho capito che l’esercizio in classe è un momento importante perché si esplicita se ho compreso quanto spiegato e quindi lo svolgo con impegno?
5) Esercizi a casa: Svolgo autonomamente i compiti assegnati per il lavoro domestico o li copio da qualche compagno o con l’aiuto di qualche app? Svolgo i compiti a un orario decente o me ne ricordo solo alla sera mentre preparo lo zaino (o peggio ancora alla mattina)? Svolgo i compiti con metodo, ripassando prima la spiegazione relativa?
6) Studio a casa: Leggo, apprendo e ripeto quanto spiegato in classe? Sono autonomo in questo, integrando appunti e libro di testo, oppure studio sul libro solo se l’insegnante mi indica le pagine esatte? Approfondisco in autonomia quanto più mi appassiona dell’argomento trattato?
Le risposte ammesse sono semplicemente 4:
mai (livello 0 – non coloro niente)
a volte (livello 1 – coloro fino alla prima circonferenza)
spesso (livello 2 – coloro fino alla seconda circonferenza)
sempre (livello 3 – coloro fino alla terza circonferenza)
Con questo strumento lo studente VEDE, se risponde in coscienza, a che punto del percorso si trova, e con le domande guida ha anche una indicazione su cosa potrebbe migliorare nel suo apprendimento.
Se questo lavoro ti è piaciuto e vuoi usarlo in classe, clicca qui per scaricare la ruota dello studio.
Se invece vuoi costruire la tua ruota dello studio adattandola alla tua classe, ti consiglio una attività matematica con Geogebra, funzione circonferenza (retta raggio, impostando il raggio a 1, 2, 3) con la griglia polare.
CONCLUSIONE
A volte strumenti semplici rendono più agevole il percorso, ci narrano di noi come noi stessi non sapremmo fare, ci aiutano a vedere e quindi a prendere coscienza e quindi a scegliere i passi dell’agire.
Non posso che ringraziare Nora nella speranza di aver integrato la sua attività con uno strumento che metto volentieri a disposizione di tutti.
A voi chiedo di farmi sapere se lo usate e come sono andate le attività.
Buon lavoro a tutti e a ciascuno!
Giorgia

Lo proverò di sicuro a gennaio!! E ti terrò aggiornata sul risultato!
Grazie