Non è un plurale maiestatis. È che hanno avuto la fortuna (o la sfiga) di avere due proff amiche, che condividendo la vita condividono gioie e dolori, oltre a condividere studenti. Fine della parentesi.
Chi mi conosce lo sa:
Un imprevisto è la sola speranza
è la frase di Montale che sempre mi rimbalza nella testa quando mi succedono cose più grandi delle mie più fervide fantasie!
Lo sappiamo tutti: la vita riserva delle sorprese. Belle, brutte, impreviste, sperate, insperate,… sta di fatto che si comporta un po’ come vuole.
E così è successo anche a me, nonostante io credessi di essere pronta a tutto. E pronta invece non ero.
Soprattutto non ero pronta a questo 21-22 dicembre 2021. Pensavo di esser forte, di saper reggere il gioco fino alla fine, di essermela in fondo cavata.
Poi arrivano loro: i ragazzi della 3^A (giusto per parafrasare una serie televisiva tanto di moda quando io ero ggiovvane!). Quelli che hai dalla prima, quelli su cui hai lavorato come si lavora a un ricamo delicato, ricco e dettagliato; quelli che durante il lock down sentivi a ogni ora del giorno e della notte; quelli con cui hai fatto i salti mortali per far avere una connessione normale. Quelli che quando li incontri per il paese non fanno finta di stare al cellulare ma si fermano a dire due loccate. Proprio quelli.
G., che sicuramente non ha ancora avuto tempo per comprare il quaderno di mate… ma tanto a che je serve?; W. e M. (che se si sedessero in ordine alfabetico mi agevolerebbero nel ricordare i nomi!) per cui Reverso mi darà un riconoscimento come miglior consumer-teacher nelle traduzioni dall’italiano all’arabo; K. che se potesse spaccare su tutto lo farebbe e in alcune ore pure ci prova; A., K., E. che silenziosamente sopportano il casino e riescono pure ad imparare la formula risolutiva delle equazioni di secondo grado, ricordando che pura, spuria e monomia sono solo casi particolari. N. che mi apre il suo cuore, tra fantasia e realtà; R. e D. che ce la mettono tutta; M. che trova ogni motivo per lamentarsi e piagnucolare, ma con una sensibilità da far invidia; K. peperina, che con il suo sguardo attento non salva nemmeno un prof.; E., che prende appunti meravigliosi; G., I., A., che avrebbero bisogno solo di una dose quotidiana di autostima, per capire che valgono, e tanto! J., che è un’enigma: ci prova, poi demorde, poi ci riprova. H., un “fagiolo” dal cuore grande. E M., l’imperscrutabile, l’impenetrabile, quello con lo sguardo sempre sul quaderno, schivo… che il 21 dicembre mi regala il suo sorriso in mezzo alle mie infinite lacrime.
Perchè la realtà è bastarda! E quando tu piangi, loro ridono… che non capisci se sei cornuta e pure mazziata o se in fondo è il loro modo per dirti che ci sono, che ti accolgono anche così: distrutta, col mascara sfatto, le occhiaie di chi non dorme di notte e il sorriso stampato.
E quindi, sperando che questo mio scritto non mi costi una lettera di richiamo, ieri hanno portato qualcosa per festeggiare il Natale con la loro prof di mate, con un’attenzione al dettaglio che mi ha commosso.
E i regali. Mai ricevuti prima d’ora e stavolta benedetti perchè dati da mani e volti che pensavo di conoscere, ma non conoscevo ancora così intimamente, fraternamente, forse è meglio dire in umiltà.
Un cioccolatino al giorno, cari miei studenti. Fino alla fine. Vi tengo con me, nei cioccolatini al pistacchio che mi avete regalato, negli ovetti al gusto crema o nelle praline al latte e cereali. Nei pasticcini, nei mon chéry e nei ferrero rocher. Nelle parole e nelle lacrime che mi avete regalato. Nelle frasi che avete lasciato alla Poggio e che mi hanno fatto sentire amata.
Uno al giorno, fino alla fine.

P.S.
Voi però promettetemi che continuerete a rompere i maroni come avete sempre fatto! Siate critici e studiate. E se volete farmi davvero il regalo più grosso di sempre: STU-DIA-TE!


Mi sono profondamente commossa.
Se degli adolescenti di questi giorni arrivano a questo, cara Professoressa lei deve essere davvero speciale e le auguro con tutto il cuore di ritornare presto al posto che le spetta.