IL LUOGO DELLO STUDIO – Parte 1

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Parlando con i miei studenti, spesso scopro che studiano nei posti più disparati: chi sulla scrivania in camera propria, chi sul tavolo in sala o in cucina, chi sul divano, chi in giardino, chi sul letto,… e potrei andare avanti, ma mi fermo qui per non arrivare ad una stanza ancora non citata!

Anche confrontandomi con alcuni colleghi, la concezione diffusa è: “studi dove vuole, purché studi!”.

Ho dovuto seguire un corso d’aggiornamento con il prof. Rosario Mazzeo, mio punto di riferimento relativamente al metodo di studio insieme ad altri professori e psicologi (e non solo), per trovare le parole giuste per esprimere la mia posizione, che non è propriamente quella sopra citata.

Se abbiamo detto che per ap-prendere bisogna ap-plicarsi, e che ap-plicarsi significa piegarsi sulla realtà, allora anche la postura che noi teniamo per studiare è di fondamentale importanza.

Premesso che credo che ogni luogo e ogni oggetto abbia insito il suo uso, e ancora di più ne determini il suo uso, credo (e ho motivo per farlo) che la posizione giusta per studiare sia appoggiati a un tavolo.

E vi do le mie ragioni, partendo dal perché non è intelligente per il nostro corpo studiare sul vostro luogo preferito: il letto.

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Mi metto a pancia in giù, mi appoggio sui gomiti e riesco a scrivere benissimo sul quaderno; quando sono stanco mi giro a pancia in su e tengo il libro sollevato.

A cosa serve il letto? Per quale scopo è stato inventato?

Il letto è stato inventato dagli Egizi come “luogo per il riposo o per esporre i defunti”. E ha mantenuto il primo scopo fino ai giorni nostri. Vogliamo cambiarlo proprio noi?

Nella frase stessa che ho riportato c’è la prima motivazione: è scomodo per fare ciò che serve per studiare, tanto che è necessario, presto o tardi, cambiare posizione, peraltro per assumerne un’altra non molto più comoda! Il formicolio alla braccia che si verifica sicuramente dopo pochi minuti di studio a pancia in giù ci innervosisce e altrettanto certamente ci fa distrarre da quello che stiamo facendo.

E allora perché non in posizione supina? Qui ho un sacco di motivazioni:

  • perché è difficile sottolineare
  • perché i libri di scuola sono pesanti e quindi non si riesce a tenerli ben sollevati senza fatica
  • perché quando il nostro corpo è a letto sai cosa succede? La muscolatura si rilassa, la temperatura corporea inizia a scendere, l’attività cerebrale rallenta… ci stiamo addormentando! Il che vuol dire che non siamo presenti!

girl, father, portrait-1641215.jpgInvece la postura dello studio è quella di chi si “piega sulla realtà” e noi ci pieghiamo sul libro quando siamo seduti comodamente a un tavolo, sia esso in cucina, in giardino, in sala o in camera. Ovunque sia, io consiglio vivamente di mettersi su un tavolo! 

Se poi vogliamo arredare la stanza affinché AGEVOLI lo studio, allora iniziamo dalla sedia:

  • è meglio una sedia ergonomica da lavoro, che è sicura, pratica, adattabile, adeguata, confortevole e solida; ci permette di mantenere le cosce parallele al sedile e le gambe perpendicolari al terreno, i piedi appoggiati con tutta la pianta per terra
  • seduto, con il busto eretto, prova a incrociare le braccia al petto e verifica di avere i gomiti alla stessa altezza del tavolo. Se non è così, regola la sedia in altezza
  • tenendo i piedi su un appoggiapiedi (può anche essere un semplice sgabellino), controlla di non toccare con le ginocchia il piano di lavoro
  • ricordati che la distanza occhio-piano di lavoro deve essere di circa 30 cm per non affaticare la vista
  • quando scrivi, appoggia la mano che non stai usando sulla parte alta del foglio per tenerlo fermo e sostenere il peso del corpo; la mano con cui scrivi dovrà impugnare la penna con tre dita a una distanza di circa 2 cm dalla punta (si veda “Insegnare un metodo di studio” di Rosario Mazzeo ed. Il Capitello)

Queste cose che ti ho suggerito servono per il tuo benessere (ti eviteranno danni fisici alla schiena e non solo) e ti miglioreranno anche dal punto di vista dell’attenzione e del rendimento.

L’ergonomia dello studio che abbiamo iniziato ad affrontare con questo primo articolo, ci aiuta ad assicurare una relazione ottimale tra lo studente e il luogo in cui dovrà studiare attraverso i contributi di diverse discipline (la psicologia, la biomeccanica, l’antropometria, la medicina del lavoro,…).

In questo modo aumentiamo il nostro confort e quindi puntiamo all’ottimizzazione dei tempi dello studio, alla qualità dello studio e alla salute dello studente!

E allora, perché non spendere 10 minuti per verificare se si può migliorare questo semplice aspetto? 

Certo, non è l’unico che dovremo affrontare, ma per ora limitiamoci a questo!

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