DI ME. DI TE.

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Prof, lei dovrebbe scrivere un libro!

Oddio, io, prof di Matematica… scrivere un libro… 

Però… però, caro alunno, sì, ci sto pensando da un po’… non proprio a un libro, ma a condividere la mia esperienza partendo da ciò che io insegno, dalle domande che mi fanno i genitori che vengono a udienze, dalle osservazioni dei colleghi, dalle provocazioni che mi lanciate quotidianamente voi e a cui io do risposta in base all’esperienza acquisita in tanti anni di insegnamento e di rapporto con adolescenti e in base agli studi fatti, non solo di matematica…

E così inizio condividendo con te, che stai leggendo queste mie prime righe, ciò che è successo oggi (questo articolo è stato scritto in un freddissimo giorno di marzo 2020) in classe:

L’imprevisto è la sola speranza

dice Eugenio Montale in “Prima del viaggio”, una poesia che mi è rimasta nel cuore fin dalla adolescenza:

Prima del viaggio si scrutano gli orari,
le coincidenze, le soste, le pernottazioni
e le prenotazioni (di camere con bagno
o doccia, a un letto o due o addirittura un flat);
si consultano le guide Hachette e quelle dei musei,
si cambiano valute, si dividono
franchi da escudos, rubli da copechi;
prima del viaggio s’informa
qualche amico o parente, si controllano
valige e passaporti, si completa
il corredo, si acquista un supplemento
di lamette da barba, eventualmente
si dà un’occhiata al testamento, pura
scaramanzia perché i disastri aerei
in percentuale sono nulla;
prima
del viaggio si è tranquilli ma si sospetta che
il saggio non si muova e che il piacere
di ritornare costi uno sproposito.
E poi si parte e tutto è O.K. e tutto
è per il meglio e inutile.
……………………………………
E ora, che ne sarà
del mio viaggio?
Troppo accuratamente l’ho studiato
senza saperne nulla. Un imprevisto
è la sola speranza. Ma mi dicono
che è una stoltezza dirselo.

E così si prepara l’interrogazione, quella comunicata con largo anticipo, quella in cui in 18 anni di insegnamento non hai mai dato una insufficienza, quella da fare a inizio pentamestre, perché dà una botta di autostima notevole.

… e niente… lei, quella lei in cui tanto speravi, riesce a fare scena muta. 

Muta lei e muta io. 

Prof, non sono riuscita a prepararmi bene, per cose mie.

Che le cose siano sue non c’è dubbio, ma il piagnisteo… proprio no. 

Inutile arrabbiarsi, si sfrutta l’imprevisto e si parla con questi studenti tra DDI, DAD e presenza, andando all’essenza del problema: il piagnisteo non migliora né il voto né la sua personale situazione. È uno spreco assolutamente inutile di energia, che in questo periodo non possiamo permetterci. Forse nemmeno in un altro periodo.

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La situazione esterna è come quel masso di 10 tonnellate caduto in mezzo alla strada, proprio la strada che tu dovevi percorrere per arrivare al tuo appuntamento, ed è per quello che tu non sei arrivato in tempo, per via del sasso.

E quel sasso è troppo pesante da spostare o da spingere, non si può attraversare… ah, ma sì, puoi starci davanti e piangere, lamentarti che è colpa sua se tu non arrivi in tempo.

Oppure…

Oppure è l’occasione per reinventarti, per capire che forse quella non è l’unica strada per arrivare al luogo dell’appuntamento; e così provi a scalarlo, o a passarci intorno; guardi su Google Maps se ci sono strade alternative che non conoscevi; o assurdamente prendi martello e scalpello e provi a frantumarlo…

In alcuni casi arriverai lo stesso all’appuntamento in tempo, in altri magari avrai scolpito la Pietà di Michelangelo… È opportuno fare la scelta giusta, ma ancora più opportuno è muoversi.

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La situazione esterna è l’occasione che hai per tirar fuori la tua creatività. O per piangerti addosso. È sempre una questione di scelta. E la scelta la puoi fare solo tu. Sei tu che cambi di fronte alla situazione che non puoi cambiare. Sei tu che diventi artefice di una bellezza nuova, magari faticosa, ma che ti permette di arrivare all’obiettivo.

Quindi, cara B. che non sei arrivata in tempo all’appuntamento, guarda bene il tuo masso, prova a trovare la soluzione idonea a te per la tua situazione particolare e muoviti. Muoviti! Fosse anche per gridare aiuto!

Ecco chi sono io. Una che non crede che tu non ce la faccia!

Sono Giorgia, sono sposata da 17 anni e ho quattro figli, tra terra e cielo. Mi sono appassionata alla matematica alle scuole medie e poi ho scelto di laurearmi proprio in questa materia all’Università degli Studi di Pavia nel lontano 2003, anno in cui ho anche iniziato a insegnare mentre frequentavo la Scuola di Specializzazione per abilitazione all’insegnamento nelle scuole superiori. Se vuoi saperne di più, clicca qui.

Tanti sono i corsi d’aggiornamento che in questi anni ho seguito e tante sono le domande che mi sono sentita rivolgere in questi 19 anni di insegnamento. 

Così provo a scrivere le mie risposte e i miei studi mettendoli al vostro servizio.

Buona lettura e buon viaggio!

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